Gomorra – Le origini: il male al suo punto zero (e perché ci affascina così tanto)

Pubblicato il 7 gennaio 2026 alle ore 12:21

C’è qualcosa di profondamente rivelatore nel fatto che Gomorra torni indietro nel tempo, in una narrazione volta al passato, al prima. Le origini arriva in un momento in cui la serie non è più solo una fiction di successo, ma un pezzo di immaginario collettivo, un linguaggio condiviso, un riferimento culturale che ha superato lo schermo. Tornare all’inizio non è solo una scelta narrativa: è un gesto simbolico. Vuol dire intercettare una domanda che il pubblico continua a porsi da anni: come si diventa ciò che si è diventati?

Il fascino delle origini (e la necessità di capire)

I prequel funzionano perché promettono una spiegazione. Raccontare il “prima” significa cercare una causa, una frattura, un momento in cui tutto poteva ancora andare diversamente. Gomorra – Le origini si inserisce in questa tendenza globale – da Better Call Saul a House of the Dragon – ma lo fa con un peso specifico diverso: qui non si tratta di antieroi romanzeschi, ma di un potere criminale che affonda le radici nella realtà. Il rischio è noto: umanizzare i personaggi può trasformarsi in una forma di indulgenza. Ma è anche vero che togliere il mito, mostrare l’ingenuità, l’ambizione confusa, la mancanza di alternative, può rendere il racconto più scomodo e meno celebrativo.

Gomorra come fenomeno di costume

Nel frattempo, Gomorra ha smesso da tempo di essere solo una serie. È diventata un codice culturale. Le sue frasi sono entrate nel linguaggio quotidiano, i suoi silenzi hanno cambiato il modo di recitare in televisione, la sua estetica ha influenzato moda, musica, social network. Intere generazioni hanno conosciuto un certo immaginario napoletano prima attraverso la serie che attraverso la scuola o i media tradizionali. Le origini potrebbe mostrare un mondo ancora privo di quei codici rigidi: un linguaggio meno iconico, un potere non ancora “in posa”, un’estetica più grezza e meno consapevole di sé. Ed è proprio lì che il racconto può diventare interessante.

Napoli, prima del mito

Uno degli aspetti più attesi riguarda la città. La Napoli di Gomorra è sempre stata un personaggio a sé: periferica, aspra, mai folkloristica. Tornare indietro significa raccontare una città prima della cristallizzazione dell’immaginario, prima che certi luoghi diventassero simboli globali del degrado e del potere criminale. La sfida sarà evitare l’ennesima estetizzazione della povertà e restituire invece una Napoli quotidiana, fatta di aspirazioni, contraddizioni, normalità interrotte. Una città che non “prepara” il crimine, ma lo subisce, lo assorbe, lo normalizza.

Giovani, ambizione e assenza di alternative

Se Gomorra continua a parlare ai più giovani è perché racconta un vuoto: quello delle opportunità. Le origini potrebbe essere il racconto di sogni storti, di ambizioni nate in un contesto che offre pochissime vie d’uscita. Non il destino inevitabile, ma una serie di scelte compiute quando il margine di scelta è minimo. Ed è qui che la serie torna a essere politica, anche senza volerlo.

 

Forse il vero motivo per cui Gomorra – Le origini ci attrae così tanto è che non parla solo di criminalità. Parla di identità, di contesto, di scelte fatte quando non si ha davvero scelta. Tornare all’inizio non serve a riscrivere la storia, ma a ricordarci che il male, prima di diventare sistema, è sempre stato una possibilità. E guardarla in faccia, ancora una volta, resta un esercizio scomodo ma necessario.

 

 

 

di Maria Romana Barraco