a cura di
Maria Romana Barraco
Giornalista Tv
Food & Cultura Gastronomica
Attualità, Costume & Società
Il digitale diventa gourmet: la cena immersiva de "Le Petit Chef"
Non è (solo) una cena. È un piccolo esperimento di realtà aumentata applicata al gusto, dove il confine tra digitale e fisico si fa volutamente sfumato. Il format “Le Petit Chef" torna con il nuovo show "Le Petit Chef & il Libro Magico di Cucina”, in esclusiva per l’Italia all’Aleph Rome Hotel. Unevento gastronomico che sfida qualunque esercizio di narrazione immersiva perché ostruito con gli strumenti del videomapping 3D.
Il protagonista è sempre lui, lo chef in miniatura che si muove sul tavolo come su un palcoscenico. Ma questa volta entra in scena un elemento ulteriore: un libro “magico” che diventa interfaccia narrativa, dispositivo visivo e pretesto creativo. Da lì emergono animazioni, effetti, personaggi. Fate, incantesimi, piccoli colpi di scena. Tutto proiettato direttamente sulla superficie reale, senza visori, senza schermi separati. È il tavolo stesso a trasformarsi. La tecnologia, in questo caso, non è dichiarata come fine ma come linguaggio. E poi, la magia: quello appare in forma digitale trova una corrispondenza concreta nel piatto servito. Una traduzione quasi immediata dall’immagine alla materia.
Dietro c’è un format internazionale nato dall’incontro tra arte visiva e design dell’esperienza. Da un lato, una nuova forma di intrattenimento culinario, dall' altro ancora un passo in avanti verso la digitalizzazione dell’esperienza sensoriale. Sicuramente un'esperienza da provare, con grande curiosità!
Quattro Gatti a Venezia: la Biennale si "riflette" in un bicchiere
Il gusto della Cultura. Il riflesso (anzi, "The Reflection”) firmato Quattro Gatti, il cocktail ufficiale della Biennale Arte 2026 e che segna un momento storico: per la prima volta, uno spirit diventa sponsor ufficiale della più prestigiosa manifestazione artistica al mondo. Non è solo una collaborazione, ma una dichiarazione d’intenti. L’arte contemporanea incontra la mixology e il risultato è un’esperienza che promette di sedurre tanto quanto le opere esposte tra i Giardini e l’Arsenale. Presentato in anteprima al The St. Regis Rome, “The Reflection” accompagnerà l’intera Biennale, da maggio a novembre, diventando il filo liquido che unisce eventi, vernissage e incontri internazionali.
Un cocktail che racconta Venezia
Ispirato alla mutevole bellezza di Venezia, “The Reflection” gioca con luce, riflessi e prospettive. È un’esperienza sensoriale dinamica: ogni sorso cambia, evolve, sorprende. Un racconto liquido che cattura l’essenza della città lagunare, dove nulla è mai uguale a sé stesso. Dietro questa creazione c’è Mattia Cilia, che ha ideato il cocktail lavorando a stretto contatto con il team dell’The St. Regis Venice. Sotto la guida di Ludwig Negri e Facundo Gallegos, il progetto ha preso forma trasformandosi in un equilibrio sofisticato tra tecnica e visione artistica. Senza le basi, scordiamoci le altezze: e qui la base è una e una sola: l’Olive Grove Gin di Quattro Gatti, scelto quasi d’istinto. Da lì nasce una struttura aromatica sorprendente: note agrumate, ibisco e pompelmo si intrecciano con una delicata sapidità di oliva, creando un percorso gustativo che si apre luminoso e si chiude profondo, complesso, quasi meditativo.
Dalla mixology al linguaggio culturale
Con questa operazione, Quattro Gatti non si limita a entrare nel mondo dell’arte: lo ridefinisce. La mixology diventa linguaggio culturale, strumento espressivo, parte integrante dell’esperienza artistica contemporanea. Non a caso, “The Reflection” è il protagonista della “Road to La Biennale Arte”, un viaggio internazionale iniziato a Milano e destinato a toccare tappe iconiche come The St. Regis New York, prima di culminare proprio a Venezia durante i giorni di preview. Nel cuore della Biennale, al The St. Regis Venice, il cocktail entrerà stabilmente nella drink list, diventando simbolo dei momenti conviviali più esclusivi della stagione artistica.
Il gusto del “dolce far niente”
Dietro il progetto, però, resta una filosofia profondamente italiana. Nato in Umbria, Quattro Gatti porta con sé un’idea di tempo lento, di piacere condiviso, di autenticità. Non è solo un gin: è un invito a fermarsi, osservare, assaporare. E forse è proprio questo il senso ultimo di “The Reflection”: non solo riflettere Venezia, ma riflettere su come viviamo l’arte. Con più leggerezza, più intensità, e – perché no – con un buon cocktail in mano.
Dal cuore di Panzano, il Merlot d’autore firmato Tenuta La Massa
Il tempo che lavora con metodo, pazienza e una certa eleganza francese. Succede nel Chianti Classico, nella Conca d’Oro di Panzano, dove prende forma Tenuta La Massa, una cantina che da anni gioca una partita personale e coerente: portare lo spirito di Bordeaux tra le colline toscane, senza mai perdere il legame con la terra che la ospita. Il regista di questo progetto è Gian Paolo Motta, enologo con un curriculum che passa dai più celebrati Château bordolesi prima di tornare a casa, in Toscana, con un’idea chiara in testa: fare vini che siano insieme rigorosi e identitari, capaci di raccontare un territorio ma anche un percorso umano. A Tenuta La Massa ogni bottiglia è un capitolo di questa storia, scritta con precisione tecnica e sensibilità artigiana.
L’ultimo, attesissimo capitolo si chiama Asiram 2019. Un Merlot in purezza, nato come approdo naturale di anni di studio e ricerca, e subito entrato nel gotha internazionale grazie ai 100 punti Falstaff. Ma più che un riconoscimento, Asiram è un manifesto: dimostra che il Merlot, in Chianti, non solo è possibile, ma può diventare straordinario se coltivato nel posto giusto e interpretato con intelligenza. La vendemmia 2019 consegna un vino impetuoso e raffinato, che non teme il confronto con i grandi rossi bordolesi ma parla con accento toscano. La Conca d’Oro emerge nel calice con una stratificazione aromatica profonda, una materia avvolgente e una tensione minerale che invita al sorso successivo. È un vino edonistico, sì, ma mai compiaciuto: potente e preciso, come il suo creatore.
Il nome Asiram è già una dichiarazione d’amore. È Marisa, la madre di Gian Paolo, letta al contrario. Una presenza fondamentale nella vita e nel progetto della cantina, a cui questo vino rende omaggio. «Fare vino significa dare voce a un luogo e alle persone che ti hanno formato», racconta Motta. «In Asiram ritrovo la forza di mia madre e quella di Madre Natura». Non è un caso se anche le altre etichette iconiche della tenuta portano nomi di famiglia: Giorgio Primo, dedicato al nonno e al figlio, e Carla 6, che prende il nome dalla figlia. Qui il vino è memoria liquida.
L’amore per il Merlot nasce invece molto prima, alla fine degli anni ’80, tra i filari dei grandi Château di Bordeaux. Lì Motta assorbe un’idea di vino fatta di profondità, finezza e precisione, e soprattutto impara a riconoscere il valore del dettaglio. Una lezione che torna decisiva quando, nei primi anni 2000, Tenuta La Massa avvia uno studio approfondito dei suoi 27 ettari vitati insieme all’Università di Bologna.
È così che emerge una micro-parcella di appena 0,5 ettari, la numero 4: un mosaico raro di argilla blu, terre brune-olivastre e inserti calcarei. Un luogo capace di dare vita a un Merlot fuori scala, dove la potenza dei suoli argillosi incontra la verticalità minerale del calcare. «Quel vigneto mi ha sempre intrigato», spiega Motta. «È stato lui a suggerirci di vinificare separatamente: la strada era già segnata».
Asiram 2019 nasce qui, ed è prodotto in sole 1.800 bottiglie. Una prima edizione che profuma già di culto e che segna l’inizio di un vino destinato a diventare simbolo delle potenzialità della Conca d’Oro di Panzano. Un Merlot che guarda a Bordeaux, parla toscano e, soprattutto, racconta una storia vera. Da bere, certo, ma anche da ascoltare.
Profumo di spezie (e di stile): la nuova rotta gastronomica di IDYLIO by APREDA
Al The Pantheon Iconic Rome Hotel, dove il Pantheon è a un passo e la curiosità gastronomica a portata di forchetta, lo Chef stellato Francesco Apreda torna a fare ciò che gli riesce meglio: sorprendere. E lo fa con una nuova proposta che promette un viaggio – sensoriale, immaginifico, decisamente speziato – attraverso l’autunno-inverno romano, all' Idylio by Apreda, laboratorio aromatico dove tradizione e innovazione viaggiano in business class.
Quando l’aggettivo diventa destino
Il nome è un gioco di parole, ma il menu è una cosa serissima. “Speziale, la nuova rotta” è il percorso che ribadisce la cifra identitaria dello Chef — le spezie, naturalmente — ma senza mai cadere nella tentazione dell’eccesso. Apreda dosa, racconta, sfuma. E costruisce piatti che sono piccoli romanzi di viaggio. C'è il crudo di seppia con arancia e canocchie, il merluzzetto in verde con pistacchi e mela verde, i raviolini di coniglio all’ischitana con solfini e zafferano. E poi ancora i capellini con vongole veraci alla brace e giuggiole, lo scorfano ai tre anici e minestra maritata e un poetico (e un po’ misterioso) baco… caffè, cocco e bergamotto.
Il ritorno delle icone: l’Iconic Signature si rifà il look
Non mancano le firme inconfondibili dello Chef, raccolte nel menu Iconic Signature da 5 portate, rinnovato anche questo per la stagione. Qui Apreda gioca con abbinamenti che farebbero sorridere anche i gourmet più severi, con contrasti e abbinamenti sapienti come la triglia e pajata con radicchio e pompelmo, la scarola e cavolfiore con limone e tè verde, le candele spezzate alla genovese con foie gras e nocciole. E poi il risotto cacio, pepi e sesami (plurale magnificenza), San Pietro al tè nero affumicato, sella di cervo al melograno con zucca e cumino e un babà “in sospensione” con gelato al sesamo nero che, più che un dessert, è un piccolo miracolo gravitazionale.
Idylio’s Butterfly: planare sui menu come una farfalla
Per i dubbiosi cronici — quelli che “vorrei tutto, ma non posso” — arriva l’Idylio’s Butterfly: quattro portate a scelta tra i due menu, dessert compreso, per volare leggeri da un mondo all’altro. Una diplomazia culinaria che dovrebbe essere adottata anche in politica.
Una rotta tra Oriente e Mediterraneo
Tra ricordi di viaggi, spezie sospese tra Oriente e Mediterraneo, tecnica millimetrica e una creatività che non ha bisogno di presentazioni, Apreda invita gli ospiti a seguire una rotta immaginaria che attraversa culture, memorie e stoviglie con la naturalezza di chi conosce bene ogni porto del gusto. E a proposito di porti, anche il luogo, qui, ha un valore simbolico che vale come un'icona. Idylio by Apreda, 1 stella Michelin, 3 forchette Gambero Rosso e 3 cappelli L’Espresso, si trova a Piazza dei Caprettari, a pochi passi dal Pantheon. Grandi vetrate illuminano l'ambiente dai toni caldi dell’arancione, elegante ma non intimidatorio, con una cantina scenografica e un dehors perfetto per le giornate romane più indulgenti. Un luogo, un abbraccio, uno "stare" tutto da scoprire.
Apreda, il cuoco navigatore
Il talento e l’istinto cosmopolita di Francesco Apreda sono il vero motore del ristorante: Roma, Londra, Tokyo, India. Un itinerario che si ritrova nei suoi piatti, nelle sue spezie, nella sua mano sicura. Dal ritorno nella Capitale e dalla conquista della sua prima stella nel 2009, Apreda è stabilmente nel gotha della cucina italiana, e continua a dimostrare perché. Se Roma è eterna, Idylio è l’occasione per ricordare che anche il gusto può esserlo: ben calibrato, finemente speziato e servito con quel pizzico di ironia tutta italiana. Buon viaggio.
di Maria Romana Barraco