Dal cuore di Panzano, il Merlot d’autore firmato Tenuta La Massa

Il tempo che lavora con metodo, pazienza e una certa eleganza francese. Succede nel Chianti Classico, nella Conca d’Oro di Panzano, dove prende forma Tenuta La Massa, una cantina che da anni gioca una partita personale e coerente: portare lo spirito di Bordeaux tra le colline toscane, senza mai perdere il legame con la terra che la ospita. Il regista di questo progetto è Gian Paolo Motta, enologo con un curriculum che passa dai più celebrati Château bordolesi prima di tornare a casa, in Toscana, con un’idea chiara in testa: fare vini che siano insieme rigorosi e identitari, capaci di raccontare un territorio ma anche un percorso umano. A Tenuta La Massa ogni bottiglia è un capitolo di questa storia, scritta con precisione tecnica e sensibilità artigiana.

 

L’ultimo, attesissimo capitolo si chiama Asiram 2019. Un Merlot in purezza, nato come approdo naturale di anni di studio e ricerca, e subito entrato nel gotha internazionale grazie ai 100 punti Falstaff. Ma più che un riconoscimento, Asiram è un manifesto: dimostra che il Merlot, in Chianti, non solo è possibile, ma può diventare straordinario se coltivato nel posto giusto e interpretato con intelligenza. La vendemmia 2019 consegna un vino impetuoso e raffinato, che non teme il confronto con i grandi rossi bordolesi ma parla con accento toscano. La Conca d’Oro emerge nel calice con una stratificazione aromatica profonda, una materia avvolgente e una tensione minerale che invita al sorso successivo. È un vino edonistico, sì, ma mai compiaciuto: potente e preciso, come il suo creatore.

 

Il nome Asiram è già una dichiarazione d’amore. È Marisa, la madre di Gian Paolo, letta al contrario. Una presenza fondamentale nella vita e nel progetto della cantina, a cui questo vino rende omaggio. «Fare vino significa dare voce a un luogo e alle persone che ti hanno formato», racconta Motta. «In Asiram ritrovo la forza di mia madre e quella di Madre Natura». Non è un caso se anche le altre etichette iconiche della tenuta portano nomi di famiglia: Giorgio Primo, dedicato al nonno e al figlio, e Carla 6, che prende il nome dalla figlia. Qui il vino è memoria liquida.

 

L’amore per il Merlot nasce invece molto prima, alla fine degli anni ’80, tra i filari dei grandi Château di Bordeaux. Lì Motta assorbe un’idea di vino fatta di profondità, finezza e precisione, e soprattutto impara a riconoscere il valore del dettaglio. Una lezione che torna decisiva quando, nei primi anni 2000, Tenuta La Massa avvia uno studio approfondito dei suoi 27 ettari vitati insieme all’Università di Bologna.

È così che emerge una micro-parcella di appena 0,5 ettari, la numero 4: un mosaico raro di argilla blu, terre brune-olivastre e inserti calcarei. Un luogo capace di dare vita a un Merlot fuori scala, dove la potenza dei suoli argillosi incontra la verticalità minerale del calcare. «Quel vigneto mi ha sempre intrigato», spiega Motta. «È stato lui a suggerirci di vinificare separatamente: la strada era già segnata».

Asiram 2019 nasce qui, ed è prodotto in sole 1.800 bottiglie. Una prima edizione che profuma già di culto e che segna l’inizio di un vino destinato a diventare simbolo delle potenzialità della Conca d’Oro di Panzano. Un Merlot che guarda a Bordeaux, parla toscano e, soprattutto, racconta una storia vera. Da bere, certo, ma anche da ascoltare. 

 
 
di Maria Romana Barraco

 

 

Profumo di spezie (e di stile): la nuova rotta gastronomica di IDYLIO by APREDA

 

Al The Pantheon Iconic Rome Hotel, dove il Pantheon è a un passo e la curiosità gastronomica a portata di forchetta, lo Chef stellato Francesco Apreda torna a fare ciò che gli riesce meglio: sorprendere. E lo fa con una nuova proposta che promette un viaggio – sensoriale, immaginifico, decisamente speziato – attraverso l’autunno-inverno romano, all' Idylio by Apreda, laboratorio aromatico dove tradizione e innovazione viaggiano in business class.

Quando l’aggettivo diventa destino

Il nome è un gioco di parole, ma il menu è una cosa serissima. “Speziale, la nuova rotta” è il percorso che ribadisce la cifra identitaria dello Chef — le spezie, naturalmente — ma senza mai cadere nella tentazione dell’eccesso. Apreda dosa, racconta, sfuma. E costruisce piatti che sono piccoli romanzi di viaggio. C'è il crudo di seppia con arancia e canocchie, il merluzzetto in verde con pistacchi e mela verde, i raviolini di coniglio all’ischitana con solfini e zafferano. E poi ancora capellini con vongole veraci alla brace e giuggiole, lo scorfano ai tre anici e minestra maritata e un poetico (e un po’ misterioso) baco… caffè, cocco e bergamotto.

 

Il ritorno delle icone: l’Iconic Signature si rifà il look

Non mancano le firme inconfondibili dello Chef, raccolte nel menu Iconic Signature da 5 portate, rinnovato anche questo per la stagione. Qui Apreda gioca con abbinamenti che farebbero sorridere anche i gourmet più severi, con contrasti e abbinamenti sapienti come la triglia e pajata con radicchio e pompelmo, la scarola e cavolfiore con limone e tè verde, le candele spezzate alla genovese con foie gras e nocciole. E poi il risotto cacio, pepi e sesami (plurale magnificenza), San Pietro al tè nero affumicato, sella di cervo al melograno con zucca e cumino e un babà “in sospensione” con gelato al sesamo nero che, più che un dessert, è un piccolo miracolo gravitazionale.

 

Idylio’s Butterfly: planare sui menu come una farfalla

Per i dubbiosi cronici — quelli che “vorrei tutto, ma non posso” — arriva l’Idylio’s Butterfly: quattro portate a scelta tra i due menu, dessert compreso, per volare leggeri da un mondo all’altro. Una diplomazia culinaria che dovrebbe essere adottata anche in politica.

Una rotta tra Oriente e Mediterraneo

Tra ricordi di viaggi, spezie sospese tra Oriente e Mediterraneo, tecnica millimetrica e una creatività che non ha bisogno di presentazioni, Apreda invita gli ospiti a seguire una rotta immaginaria che attraversa culture, memorie e stoviglie con la naturalezza di chi conosce bene ogni porto del gusto. E a proposito di porti, anche il luogo, qui, ha un valore simbolico che vale come un'icona. Idylio by Apreda, 1 stella Michelin, 3 forchette Gambero Rosso e 3 cappelli L’Espresso, si trova a Piazza dei Caprettari, a pochi passi dal Pantheon. Grandi vetrate illuminano l'ambiente dai toni caldi dell’arancione, elegante ma non intimidatorio, con una cantina scenografica e un dehors perfetto per le giornate romane più indulgenti. Un luogo, un abbraccio, uno "stare" tutto da scoprire.

Apreda, il cuoco navigatore

Il talento e l’istinto cosmopolita di Francesco Apreda sono il vero motore del ristorante: Roma, Londra, Tokyo, India. Un itinerario che si ritrova nei suoi piatti, nelle sue spezie, nella sua mano sicura. Dal ritorno nella Capitale e dalla conquista della sua prima stella nel 2009, Apreda è stabilmente nel gotha della cucina italiana, e continua a dimostrare perché. Se Roma è eterna, Idylio è l’occasione per ricordare che anche il gusto può esserlo: ben calibrato, finemente speziato e servito con quel pizzico di ironia tutta italiana. Buon viaggio.

 

 

 

 

di Maria Romana Barraco